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lunedì 11 giugno 2007

Coriandoli di luce - Rcconto breve per il libro di Stefano Giuffrida


Mi trovo a Graycity: una lugubre cittadina in brugheria, dove tutto è freddo, nulla è
sfumato, una degna consorella dei peggiori gironi danteschi.
Quadra nelle sue forme proprio come una caserma.
Graycity è solcata da sole due grandi strade, alla cui intersezione, sulla sommità di un
gigantesco obelisco di acciaio scuro, è posta una scritta in caratteri cubitali neri:
“LAVORA et PRODUCI” frase che racchiude in sè, l'essere del luogo stesso.
Qui non esiste coscenza storica ne critica.
Una città mai nata e senz'altro destinata a morire nell'anonimato più profondo.
Il clima si presenta tutt'altro che mite:
Piove duecentonovantasei giorni l'anno, piogge acide, come acide sono le grandinate
maleodoranti, nonchè le nevicate che ricoprono la città nei restanti giorni del
calendario.
I cittadini-lavoratori di Graycity sono individui atomizzati e grigi, scuri nei loro volti
inespressivi, indossano tute metallurgiche o cappotti color della cenere.
Noto nei loro occhi di ghiaccio una tristezza assoluta. Li vedo protrarsi nel loro unico
compito di individui economici, privi di qualsiasi sfumatura irrazionale o libertaria.
L'unico valore che tiene unito questo popolo è lo “scopo di lucro”;
Già! Proprio cosi!
Graycity non è mica una città qualunque:
Non è certamente una città dove i rapporti sociali sono dettati da affetti e solidarietà.
A Graycity non ci sono bambini!
Sono un fattore di disturbo alle cause del mercato, per questo si è deciso di mettere
un veto alla loro procreazione.
Qui si muore tanto però! e se non si crepa per le esalazioni tossiche, ci si uccide!
Si, ci si ammazza veramente! Suicidarsi è l'unico metodo efficace per uscire dalla
morsa distruttiva di questa città maledetta.
L'architettura cittadina stessa rappresenta in toto la coscienza civile del cittadino tipo;
palazzoni dormitorio costruiti al minimo costo, sicuramente più utili che belli,
sicuramente più funzionali che vivibili.
Il principio del viver sani non coincide con gli interessi della città e quindi, va
sacrificato per questioni di budget.
Qui non esiste il culto del bello, dello svago, della gioia di vivere, qui si lavora, si
lavora duramente e ci si riposa solo perchè domani bisogna essere più efficenti del
giorno prima, e per esserlo, ci vuole il giusto grado di lucidità.
Graycity è un cubo di ghisa su un manto di muschio umido e fetido.
Il tutto appare come l'opera di una coscenza superiore, che a destinato quest'angolo di
mondo all'espiazione delle pene della società industriale, in tutte le sue forme più
brutali.
E io li vivevo!
Come ieri, quando seduto su un muretto all'angolo delle due strade, trovai le mie
spalle velate da un miscuglio di fuligine e residui tossici.
Riflettevo tra me e me, spiegazzando l'Informatore Mercantile su quale futuro
avrebbe avuto questo luogo!
Quando tutto ad un tratto, sentii nell'aria un aroma diverso da quello di zolfo di cui
ero pienamente assuefatto, fragranaze di gelsomino,di pesco e di ciliegio, non avevo
mai sentito nulla di così intenso, di così fiero nel centro di Graycity.
Questa sensazione mi sconvolse così tanto che alzai gli occhi – cosa inabituale per un
cittadino tipo – e fui investito da una visione magica, sensazionale, divina....
In prossimità della grande strada la nebbia grigia si andava sfumando di colori che
mai in passato avevo conosciuto.
Viola;
Rosso;
Giallo;
Verde;
I raggi scacciavano la nebbia come tanti arcobaleni e mi issai in piedi per scorgere
meglio quello che stava accadendo!
Ma un abbaglio immenso pervase le mie pupille che non poternono fare altro che
chiudersi immediatamente dinanzi a tale magnificenza.
Pian piano riaprendo gli occhi vidi quei raggi inghiottire ogni cosa, quello che fino ad
allora era grigio ed inanimato, si cosparse di piante, di verde, di fiori...
Feci in tempo a rialzarmi, quando fui colpito in pieno da questa carovana che mai,
neanche nei miei sogni più lieti, avevo mai osato immaginare.
Un carro dalle grandi ruote di legno, faceva da apripista ad un grande corteo, animato
da giullari e mangiafuoco, clown e marionette, saltimbanco e satiri;
Ad un tratto, uno sciame di farfalle investì me e tutto quello che mi stava intorno in
un turbinio di danze acrobatiche, che avvolgevano il mio corpo come soffici petali
dalle mille sfumature cangianti.
E li, ancora stordito da questa irreale sensazione, mi trovai innanzi gli occhi la più
bella cosa che avessi mai desiderato:
Il grande carro, che fin ora avevo solo intravisto, era sormontato da una miriade di
splendidi bambini di tutte le età, di tutte le razze che gioiosamente illuminavano con
il loro sorriso e le loro grida tutto quello che capitava sotto i loro occhi.
In quel preciso istante, provai una sensazione diversissima da quelle che ero abituato
a provare nella mia quotidianietà, ma capii subito di cosa si trattava, come se io fossi
predisposto inconsciamente a certi magici momenti!
Per la prima volta godevo e osannavo la mia esistenza poichè percepvo attraverso la
curiosità e la spenzieratezza dei loro gesti, che il vivere senza tempo, imbrigliati in
uno stesso luogo, equivale alla morte stessa e che il solo riporre la nostra sorte in
qualcuno che è parte di noi, può conferirci il dono della felicità eterna.
E proprio in quei bambini Graycity trovò la forza di cambiare il proprio essere.
Tutt'ora non so da dove e perchè fecero tappa in questa piccola città dimenticata, ma
son certo che da quel momento potei rivedere l'immenso cielo azzurro che fino ad
allora mi era stato negato.
E fermo ancora nella mia mente è il ricordo di quel carro all'orizzonte che, con il suo
arrivo, ridiede vita a questo lugo.
Graycity è infinitamente grata a quei coriandoli di luce .

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